vi prego, facciamo finta che sia martedì grasso?

venerdì 29 gennaio 2010

Pubblicato da Lydia 38 commenti



E dire che ho fatto le elementari dalle Suore e che tutti i pomeriggi ci toccava recitare pure il Rosario, e quindi certe cose dovrei saperle, ma io non so mai quando sia l’ultimo di carnevale.
Per me è davvero un serio problema.
Più volte hanno tentato di spiegarmi come si fa a calcolarne la data: si parte dalla domenica di Pasqua, poi si sottraggono i 40 giorni di Quaresima (si, ma le domeniche si contano o no?) e si dovrebbe arrivare al mercoledì delle ceneri, che è il giorno prima di martedì grasso.
Ok, ma come si fa a sapere quando è Pasqua? Lì è un altro incubo, bisogna addirittura andare a scomodare il ciclo lunare.
Ma insomma, io ho fatto il liceo classico e non mi vergogno a dire che ho difficoltà con le divisioni con la virgola, come pensate che io possa risolvere un’equazione di tredicesimo grado con 8 incognite??!!
Direte voi: ma che ti importa di sapere quando è martedì grasso??
Mi importa, mi importa, il martedì grasso a Napoli si mangiano lasagne e sanguinaccio, ed io mica posso rinunciarci.
Il sanguinaccio a Napoli era una crema al cioccolato fatta con il sangue di maiale.
Non inorridite ma io da bambina ne mangiavo delle grandi scafaree preparate da nonna Lydia.
Ora che il sangue di maiale, per motivi igienici, non si può più commerciare, il sanguinaccio è una crema al doppio cioccolato, senza uova, in cui inzuppare chiacchiere o savoiardi.
Non sapendo quando è stò maledetto martedì grasso, io mi sono portata avanti ed ho mangiato lasagna e sanguinaccio questa settimana.
A posto con la mia coscienza eccovi la ricetta del sanguinaccio, quella della lasagna ve l’avevo data l’anno scorso

SANGUINACCIO

1200 cl di latte intero
350 gr di zucchero
100 gr di cacao amaro
100 gr di cioccolato fondente
70 gr amido
2 cucchiai di farina
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 pizzico di cannella
1 noce di burro
½ bicchierino di rum
Gocce di cioccolato fondente

PROCEDIMENTO:

Riempire 2 tazzine di latte, in una stemperare a freddo l'amido, nell'altra la farina. Mettere i composti in un tegame, aggiungere il rimanente latte, il cacao setacciato, il cioccolato fondente, lo zucchero, il burro. Portare ad ebollizione girando continuamente e cuocere per 5 min. Fuori dal fuoco aggiungere i profumi e quando si è raffreddata le gocce di cioccolato

secondo consesso di streghe moschettiere

mercoledì 27 gennaio 2010

Pubblicato da Lydia 31 commenti


Sabato 23 gennaio si è tenuto a Milano il secondo consesso delle moschettiere streghe.
Del primo vi avevo già parlato e qualche accenno sul secondo lo avevo già dato.
Le regole per accedere a tale consesso sono severissime: la partecipazione è riservata solo ad un ristrettissimo gruppo di pazze sbrindellate; il luogo di incontro è a rotazione la casa di una delle partecipanti che deve essere tirata a lustro per l’occasione (una particolare attenzione deve essere riservata all’argenteria); la padrona di casa deve preparare il primo piatto, pena l’esclusione dal consesso; chi prepara il dolce deve assolutamente spatasciarlo sul pavimento.

Stavolta il luogo del consesso è stata casa mia, quindi pulizie di primavera (ve lo ricordate il mio fornello???) e primo piatto, a grande richiesta il sartù di riso.
Ringrazio la mia fotografa ufficiale che ha reso possibile la pubblicazione di questo post


SARTU’ DI RISO AL RAGU’ di Lydia

(stampo di ca. 20cm di diam. e 15 di altezza)

RAGU’ NAPOLETANO
150 gr di pancetta
1 cipolla
Un paio di cucchiai di olio
1 kg di concentrato di pomodoro
2 bicchieri di vino rosso
2 salsicce (io preferisco le cervellatine)
500 gr tracchie (in italiano costine)
sale a fine cottura

Sminuzzate la pancetta e gli odori e metterli in una pentola capiente con dell’olio insieme alla carne ,girate di tanto in tanto e fate cuocere a fuoco bassissimo e con il coperchio finchè gli odori non si saranno consumati ben bene (1 oretta e ½ circa).
Aggiungete il vino poco alla volta e lasciatelo evaporare.
Continuate la cottura lentissima ancora per una mezz’ora.
Aggiungete un paio di cucchiai di concentrato sciolto in una tazza di acqua calda, continuando a mescolare e fate cuocere lentamente fino a che il pomodoro non sia diventato scurissimo. Ripetete ancora l’operazione fino a che non avrete esaurito tutto il concentrato (impiegherete 2 o 3 ore!!!).
Fate cuocere a fuoco lentissimo(ricordate che il ragù deve pippiare) per lo meno per 5 o 6 ore verificando sempre che ci sia acqua a sufficienza.
La salsa deve essere scurissima,lucida e densa.
Solo alla fine aggiungere il sale
Per il riso:
800 gr. di riso carnaroli
2 uova
150 gr parmigiano grattugiato
pangrattato e burro per lo stampo

Per il ripieno:
polpettine(fatte con 200 gr carne macinata 1 uovo,prezzemolo, pane raffermo,parmigiano e olio. Poi fritte o cotte in forno, io le cuocio in forno)
200 gr piselli (io fuori stagione uso i primavera findus) cotti in padella con un filo d’olio, un velo di cipolla e prosciutto crudo
20 gr di funghi secchi(fatti rinvenire con dell’acqua calda e poi strizzati bene e poi aggiunti ai piselli)
100 gr di salsicce cotte nel ragù e tagliate a pezzetti
150 gr di fiordilatte o provola a cubetti (messi in frigo dal giorno prima per evitare che rilascino liquidi)
Prima di cominciare a cuocere il riso mettere da parte un mestolo di ragù da mettere in una salsiera che servirà ad accompagnare il sartù in tavola .
Allungare metà del restante ragù con acqua e metterlo sul fuoco.
Mettere un mestolo di ragù in un tegame largo, far scaldare bene, aggiungere il riso, tostarlo e cuocerlo a mò di risotto con il ragù allungato.
Cuocere il riso molto al dente e farlo raffreddare velocemente trasferendolo in un altro tegame e mescolandolo continuamente. Una volta intiepidito versarvi le uova sbattute col parmigiano,mescolare e controllare il sale (aggiungere altru ragù, se necessario).
A questo punto mettere in un tegame le polpettine, le salsicce a pezzetti, e i pisellini, allungarli con qualche mestolo di ragù e fare sobollire per qualche minuto.
Ungere bene lo stampo e spolverare col pangrattato.
Mettere i ¾ del riso nello stampo,far aderire bene sul fondo e sui lati e lasciare al centro un buco largo e profondo in cui disporre il ripieno. Ricoprire col resto del riso, pressare leggermente,cospargere di sugo e pangrattato. Infornare a fuoco caldo per circa 1 ora finché non dora il pangrattato.
Fare raffreddare ¼ d’ora circa il sartù,sformatelo e servitelo accompagnato da un mestolino di ragù caldo.

la maledizione della creme brulèe

lunedì 25 gennaio 2010

Pubblicato da Lydia 38 commenti


Anche i dolci hanno un’anima, si offendono, rimuginano, si vendicano.
Io ne ho le prove.
Circa una settimana fa sono invitata a cena da un amico, come tradizione porto il dolce, sono stragolosa e devo terminare sempre i pasti con qualcosa di dolce, quindi, per stare tranquilla, quel qualcosa di dolce me lo porto da casa.
Il grillo parlante che vive dentro di me mi suggerisce di preparare una classica creme brulèe, è tra i miei dolci preferiti, è semplice, veloce e si fa anche una porca figura quando si tira fuori dalla borsetta il cannello per bruciare lo zucchero.
Ma l’acerrimo nemico del mio grillo parlante: la mosca rompina non ne vuol sapere, ha voglia di sperimentare e di cambiare.
Quindi mi metto a sfogliare un po’ di sana letteratura mangereccia e vengo folgorata da una ricetta del mio adorato Eric Kayser. La tarte con creme brulèe al caffè e ganache al cioccolato.
La mosca rompina ronza insistentemente e mi convince, devo dire molto facilmente: quella tarte deve essere mia.
La mosca rompina è davvero una gran figa, la tarte è strepitosa ed io faccio comunque la mia porca figura alla faccia della creme brulèe e del grillo parlante.
Ma la vendetta è un piatto che si consuma freddo, e la creme brulèe lo sa bene.
Sabato sono a pranzo dallo stesso amico della settimana scorsa, e stavolta il grillo parlante ha la meglio sulla sua rivale: creme brulèe sia.
Tiro fuori dal frigo le mie cocottine, le sistemo in una teglia e le metto sul sedile posteriore della mia poderosa auto.
Tutta allegra e contenta, con la musica a palla canticchiando amenamente mi avvio verso la mia meta, quando SPATAPASH. sono costretta ad una frenata brusca.
Potete immaginare che fine fanno le mie cocottine con la creme bruèe: 3 su 6 si spatasciano sul sedile della mia auto.
Vi risparmio le imprecazioni.
La stessa sera ho a cena le mie care amiche moschettiere: Diletta, Virginia e Linnea, la formula è oramai consolidata: "ognuno porta qualcosa".
Virginia porta il dolce: delle strepitose creme brulèe ai lamponi.
Evviva, finalmente posso mangiarne, visto che a pranzo mi è andata male.
Al momento di servirle Virginia tira fuori il suo cannello ed io il mio che two is megli’ che uan, ma al momento di portare le cocottine in tavola SPATAPAN: 3 su 6 finiscono irrimediabilmente spatasciate sul pavimento.
Anche qui vi risparmio le imprecazioni.
Qual è la morale alla fine di questo lungo e noioso racconto?
Mai far offendere la creme brulèe: è permalosa e vendicativa!!!
Virgi, scusami, è tutta colpa mia e della mia mosca ronzina se ora ti ritrovi un set di coccottine per creme brulèe da 3.

Se siete riusciti a leggere sin qui vi premio con una ricetta liberamente tratta da “Les tartes d’Eric Kayser”


TARTE AU CHOCOLAT ET CREME BRULE’E AU CAFE’
per una teglia rettangolare 11 X 35 cm

Per la sablèe al cioccolato
125 gr di burro
70 gr di zucchero al velo
200 gr farina
25 gr di nocciole in polvere
10 gr di cacao
2 tuorli
Io metto tutti gli ingredienti, compreso il burro freddo di frigo, nel Kenwood, impasto velocemente con la foglia e metto a riposare in frigo. Se ho fretta, stendo la pasta immediatamente nella teglia e poi lascio la teglia in frigo una mezz’ora (o in freezer per qualche minuto) prima di infornare.
Cuocere in bianco a 160° per circa mezz’ora coprendo la pasta con carta forno e fagioli (che eliminerete dopo circa 15 minuti).

Per la creme brulèe al caffè
3 tuorli
1 cucchiaino di estratto di caffè
375 gr di panna liquida
50 gr di zucchero

Fate scaldare la panna con l’estratto di caffè.
Nel frattempo mescolare i tuorli con lo zucchero e versare la panna calda continuando a mescolare.
Versare sul fondo della tarte cotta in bianco e continuare a cuocere per circa 20 minuti/mezz’ora fino a quando non si sarà rassodata (fate attenzione perché la creme brulèe deve essere ancora un po’ tremolante).
Lasciare raffreddare

Per la ganache al cioccolato
170 gr di panna liquida
150 gr di cioccolato fondente al 50%
30 gr di burro

Portare la panna ad ebollizione, fuori dal fuoco aggiungere il cioccolato a pezzi e mescolare, alla fine il burro.
Versare la ganache sulla tarte raffreddata e lasciare riposare qualche ora

ragù napoletano, mica carne c'à pummarola

venerdì 22 gennaio 2010

Pubblicato da Lydia 34 commenti

Vorrei che foste qui per sentire il profumo inebriante che c'è nella mia casa, certo, dovreste chiudere gli occhi al cospetto del mio fornello maculato di rosso.
Ho fatto il ragù, quello napoletano, una giornata intera a pippiare, curato e corteggiato amorevolmente, coccolato come un amore appena nato.
Gli odori tritati con la pancetta, consumati con la carne, poi il vino rosso, e poi lentamente, molto lentamente, il concentrato di pomodoro, e poi tanto pazienza.

Dedicato alle mie amiche: Diletta, Virginia e Linnea, loro sanno perchè.

Anzi, farebbero bene a mandarmi un'impresa di pulizie....


RAGU’ NAPOLETANO

150 gr di pancetta
1 cipolla
Un paio di cucchiai di olio
1 kg di concentrato di pomodoro
2 bicchieri di vino rosso
2 salsicce (io preferisco le cervellatine)
500 gr tracchie
sale a fine cottura

Sminuzzate la pancetta e gli odori e metterli in una pentola capiente con dell’olio insieme alla carne ,girate di tanto in tanto e fate cuocere a fuoco bassissimo e con il coperchio finchè gli odori non si saranno consumati ben bene (1 oretta e ½ circa).
Aggiungete il vino poco alla volta e lasciatelo evaporare.
Continuate la cottura lentissima ancora per una mezz’ora.
Aggiungete un paio di cucchiai di concentrato sciolto in una tazza di acqua calda,continuando a mescolare e fate cuocere lentamente fino a che il pomodoro non sia diventato scurissimo. Ripetete ancora l’operazione fino a che non avrete esaurito tutto il concentrato (impiegherete 2 o 3 ore!!!).
Fate cuocere a fuoco lentissimo(ricordate che il ragù deve pippiare) per lo meno per 5 o 6 ore verificando sempre che ci sia acqua a sufficienza.La salsa deve essere scurissima,lucida e densa.
Solo alla fine aggiungere il sale

Ne avevo già parlato a proposito della lasagna napoletana

Basta un poco di zucchero...

mercoledì 20 gennaio 2010

Pubblicato da robertopotito 35 commenti

Eh già...ogni tanto mi viene in mente quella famosa canzoncina che cinguettava Mary Poppins nel celeberrimo film di Walt Disney..."basta un poco di zucchero e la pillola va giù".
Ci sono dei giorni nei quali ci si sente leggermente delle schifezze esistenziali e si necessita assolutamente di piccole ed innocenti gratificazioni sensoriali anche per il palato.
E allora che cosa c'è di meglio che impastare, attendere con impazienza la lievitazione e poi friggere rievocando quell'aria di festa casalinga che solo la frittura in abbondante olio e magari in qualche padellaccia o padellone può creare.
Gli aromi che si sprigionano durante l'impasto e la frittura forse, almeno per qualche oretta, ci distolgono dai pensieri negativi.
L'ultima volta che ho realizzato queste ciambelle, la nostra cara Lydia era angosciata e depressa,
angosciata perché temeva di non riuscire a mangiarsele tutte quante lei da sola e depressa perché temeva che gli effetti di tale impresa "mangiatoria" potessero avere conseguenze addirittura devastanti sulla sua scolpita ed esilissima figura...

CIAMBELLE DELLA LYDIA

INGREDIENTI

1 KG DI FARINA 0
4 PATATE LESSE DI MEDIA GRANDEZZA
4 UOVA INTERE
200 GR DI BURRO AMMORBIDITO
600 GR DI LIEVITO NATURALE MATURO
OPPURE
20 GRAMMI DI LIEVITO DI BIRRA IN CUBETTO
6 CUCCHIAI DI ZUCCHERO SEMOLATO
LA SCORZA GRATTUGIATA DI UN LIMONE
LA SCORZA GRATTUGIATA DI UN'ARANCIA
MEZZO BICCHIERE DI LIQUORE AROMATICO (STREGA)
QUALCHE CUCCHIAIO DI LATTE FRESCO INTERO
UN PIZZICO DI SALE FINO
OLIO PER LA FRITTURA E ZUCCHERO SEMOLATO

ESECUZIONE

Se possibile lessare le patate al vapore e passarle immediatamente al setaccio. Fatele intiepidire ed unitele alla farina, aggiungendovi il lievito naturale in pezzi oppure disciogliendo il lievito di birra in qualche cucchiaiata di latte a temperatura ambiente.
Aggiungete le uova leggermente sbattute con una forchetta insieme con lo zucchero e cominciate a lavorare fino a quando gli ingredienti si saranno bene intrisi.
Unite solo adesso il burro ammorbidito assieme agli aromi (scorza di limone, arancia e liquore) ed il pizzico di sale.
La consistenza dell'impasto dovrà presentarsi simile a quello per i comuni gnocchi di patate, ma leggermente più sodo.
Se ciò non dovesse verificarsi, unite qualche cucchiaio di farina senza esagerare.
Quando l'impasto sarà terminato, ponetelo in una terrina leggermente imburrata e fatelo riposare per circa un paio di ore riparandone la superficie con pellicola trasparente.
Riprendete l'impasto e forgiate delle ciambelle della grandezza che voi desiderate.
Fatele lievitare molto bene al coperto: é importante che raddoppino almeno il loro volume altrimenti non si cuoceranno bene al loro interno.
A lievitazione ultimata, friggerle in abbondante olio di arachidi e cospargerle, dopo averle poste per qualche minuto su carta assorbente, di zucchero semolato.

Bari-Napoli andata e ritorno, ovvero fusion campano-pugliese

lunedì 18 gennaio 2010

Pubblicato da Lydia 28 commenti

Si fa un gran parlare di cucina fusion, è tanto di moda e fa molto fico, ma cosa veramente sia stà cucina fusion secondo me in pochi lo sanno.
Io ho cercato di informarmi: contaminazione di culture e tradizioni culinarie, commistione di ricette ed ingredienti, incontro di sapori.
Beh, da quello che ho capito, noi a Napoli la chiameremmo “ammisca francesche” * e, pensandoci, è quello che mi è capitato di fare proprio la settimana scorsa.
Se ricevete in dono delle fantastiche orecchiette home made, arrivate in diretta da Bari, e le cucinate con dei pomodorini gialli del piennolo **, arrivati in diretta dal Vesuvio, e per completare il quadro insaporite il tutto con provolone del monaco campano e cacioricotta pugliese, beh allora, secondo me, avete fatto cucina fusion, anzi, meglio, avete fatto una gran bella ”ammiasca francesche”, e avete anche rispettato la par condicio (che non guasta mai).
Per inciso, sappiate che queste orecchiette ricevute in dono hanno risvegliato in me un mai del tutto sopito desiderio. Trascorrerò le mie notti insonni allenandomi con coltello, semola e tanta buona volontà e spero di riuscire in breve tempo a preparare orecchiette per 2 in meno di 1 ora!!!!


* ammisca francesche, tipica espressione napoletana che indica un miscuglio di cose. Da ammiscare, mescolare e francesche che deriva probabilmente da francese, inteso come straniero.


** il pomodoro giallo del vesuvio è una qualità di pomodoro dalla buccia e dalla polpa color giallo oro, che in periodo invernale si conserva appeso come un pendolo, da cui piennolo




ORECCHIETTE CON POMODORI GIALLI DEL PIENNOLO

Per 2 persone
200 gr di orecchiette
200 gr di pomodori gialli del piennolo
Olio
1 spicchio d’aglio
1 grattata di provolone del monaco
1 grattata di ricotta
basilico

Rosolare l'aglio nell'olio. Aggiungere i pomodorini spaccati a metà e farli cuocere a fuoco vivo per pochissimi minuti, eliminare l’aglio. Aggiungere il basilico e spegnere il fuoco.
Saltare nel sugo le orecchiette molto al dente, mantecandole con i formaggi ed eventualmente con un po' di acqua di cottura.


post@ la past@ volge al termine

venerdì 15 gennaio 2010

Pubblicato da Lydia 21 commenti


Posta la pasta, il contest in collaborazione con Pasta Garofalo volge al termine.

Oggi a mezzanotte scade il termine ultimo per la presentazione delle ricette.
Ora ci toccherà un arduo lavoro: scegliere le 2 ricette vincitrici e la foto più bella.
Abbiate pazienza, non sarà facile mettere d'accordo 5 teste.
Renderemo pubblici i vincitori quanto prima.
Grazie a tutti i partecipanti ed anche a chi avrebbe voluto partecipare ma non lo ha fatto



Di seguito le ricette concorrenti:

Fuori concorso:

so di non sapere

mercoledì 13 gennaio 2010

Pubblicato da Lydia 38 commenti


A cosa serve un blog di cucina se non anche a diffondere sapori della propria terra in via di estinzione?
Non solo non avevo mai mangiato le cicerchie, ma ignoravo anche che a 2 passi da casa mia, in luoghi in cui ho lavorato per anni, splendidi, ricchi di cultura e tradizioni ma molto poco noti: i campi flegrei, se ne producesse una qualità davvero notevole.
Io ignoravo che la cicerchia fosse un legume conosciuto già dai romani con il nome cicercula, ignoravo che si seminasse a gennaio e si raccogliesse a luglio e agosto e naturalmente ignoravo che dopo l’essiccazione si usasse battere la pianta con un attrezzo chiamato “vivillo” per separare i semi dai baccelli.
Già Ciboulette aveva parlato di questo legume oramai desueto, e ne aveva acquistato una varietà umbra, queste cicerchie, invece, sono campane d.o.c.
Ne ho fatto una semplice zuppa con spinaci, crostini ed un filo d’olio e.v.o del cilento, usando, per l’appunto, le cicerchie dei campi flegrei.





ZUPPA DI CICERCHIE E SPINACI

250 gr di cicerchie dei campi flegrei
250 gr di spinaci mondati
Olio e.v.o. del cilento
Aglio 1 spicchio
Sedano 1 costa
Sale

Mettere a bagno le cicerchie per una notte, sciacquarle e rimuovere le eventuali pietruzze presenti.
Lessarle con del sedano ed uno spicchio d’aglio (che poi rimuoverete).
Mettere gli spinaci in acqua bollente e salata, quando l’acqua riprende il suo bollore, toglieteli dal fuoco, strizzateli per bene, sminuzzateli ed uniteli alle cicerchie, lasciando cuocere ancora per una ventina di minuti.
Servite con crostini di pane cafone ed un filo d’olio e.v.o

stavolta a colazione vi invito io

lunedì 11 gennaio 2010

Pubblicato da Lydia 38 commenti


Per carità, nulla a che vedere con le sontuose colazioni di Roberto, con lievitati, sfogliati e laboriosi impasti.
La mia colazione è latte e biscotti, rigorosamente nella mug.
Vi avverto però, io sono un pò maniacale con i biscotti.
Per me il biscotto da inzuppare DEVE imbibirsi bene, NON DEVE sbriciolarsi e NON DEVE lasciare nel latte sgradevoli chiazze di grasso.
Oramai sono anni che preparo questi biscottoni di Maria Pia Trubiani, una cara amica di cucinait.
Sono estremamente semplici e veloci, non grassi e rispettano tutte le caratteristiche di cui sopra.
Li conservo nelle innumerevoli scatole di latta di cui la mia cucina strabocca e si mantengono molto a lungo.
Non temete se l’ammoniaca rilascia un odore sgradevole, dopo il passaggio in forno sparisce completamente



BISCOTTI DA PRIMA COLAZIONE di maria pia

500 gr farina
200 gr zucchero
2 uova
50 gr di latte tiepido
70 gr di olio (io uso l’extra vergine)
Buccia di limone grattugiata
10 gr di ammoniaca

Montare le uova con lo zucchero, aggiungere gradatamente la farina e l’olio ed in ultimo il latte tiepido a cui avrete aggiunto l’ammoniaca (mescolateli in un tazzone e fate attenzione che tende a gonfiare), aggiungere la buccia del limone grattugiata.
Formare dei bastoncini di 10 cm circa (aiutatevi bagnando le mani con l'acqua) e metterli su una teglia ben distanziati.
Infornare a 180 gradi per una decina di minuti

la più grande soddisfazione della mia vita

giovedì 7 gennaio 2010

Pubblicato da Lydia 36 commenti

Questo post è una delle più grandi soddisfazioni della mia vita, oltre ad essere quello meno faticoso in assoluto (non ho fatto altro che fotografare, sedermi e mangiare).
Vi racconto perché.
Questa crema di broccoli, patate e fior di latte l’ha preparata nientepopòdimenochè mia cognata Marina, dopo averla mangiata al ristorante Napoli Soscia della nostra amica Mariella.
Vi starete chiedendo cosa c’è di così soddisfacente.
Di soddisfacente, di strabiliante, di incredibile, di commovente, di stupefacente c’è il fatto che mia cognata fino a poco fa non era in grado di fare un uovo fritto; se chiedevate a mia cognata di porgervi una mandolina, lei arrivava con una mezzaluna; solo un anno fa mia cognata mi guardava come fossi un venusiano quando ero davanti ai fornelli.
Poi un giorno all’improvviso ha cominciato a chiedermi ricette e consigli, a seguire il blog e a rifare quello che io facevo, ora è addirittura in grado di replicare qualcosa che ha mangiato senza averne la ricetta.
Penso che a Natale prossimo si dedicherà a pandori e panettoni e tra un paio d’anni quella brava in cucina sarà lei e non più io ed io potrò appendere pentole e mattarello al chiodo.



LA VELLUTATA DI PATATE, BROCCOLI E FIOR DI LATTE DI MARINA ISPIRATA A MARIELLA

Ingredienti per 6 persone
700 gr di patate
300 gr di broccoli
Sale
Pepe
burro 1 noce
latte q.b.
Parmigiano 1 cucchiaio
200 gr fior di latte

Lessare le patate e passarle ancora calde con lo schiacciapatate.
Lessare i broccoli e ridurli in crema con un frullatore ad immersione.
Unite i 2 passati in una pentola e su fuoco lento aggiungere il burro, il sale, il pepe e latte a sufficienza da rendere il composto cremoso.
Quando la vellutata sarà bella calda servirla con una dadolata di fior di latte e dei crostini di pane cafone

tragico cheese cake

lunedì 4 gennaio 2010

Pubblicato da Lydia 25 commenti


Vi avverto subito, se vi aspettate un post in cui trovare la formula del cheesecake canonico, quello che si mangia a New York, siete capitati nel posto sbagliato, un po’ perché a New York io, ahimè, non ci sono mai stata, un po’ perché nella mia vita ho mangiato un solo cheesecake, a Macerata, e svariati anni fa per giunta, e un po’ perché, come potete vedere dalle foto, non è che sia proprio il dolce che mi riesca meglio.
La regina dei cheesecake per me è Elena D.G., uno dei vecchi miti di cucinait, nonché mia carissima amica, da un po’ lontana dalla scene.
Il suo “cheesecake strepitoso” era diventato leggendario.
In realtà questo cheesecake maceratese-napoletano del cheesecake ha solo la presenza del formaggio, poi via le uova, via i digestive, sostituiti con dei nostrani pan di stelle, e poi cioccolato fondente nella crema.
Nonostante le premesse, nonostante la mia maestra e nonostante tutti i miei sforzi, ho capito che il cheese cake non è nelle mie corde, mi è venuto tutto crepato (eppure ero convinta di essere stata attentissima alla cottura) e la crema mi si è “gnuccata “ in cottura.
Per “gnuccata” intendo ammassata, ammappazzata, non so come dite voi.
Insomma sarà mica il caso che ritorni alle mie crostate e alle mie capresi?
Per un original cheese cake vi consiglio, invece, di fare un salto da Konstantina.

CHEESECAKE MACERATESE-NAPOLETANO

Per la base:
280 gr di pan di stelle
150 gr di burro sciolto e fatto intiepidire

Per la crema :
250 gr di ricotta di mucca
500 gr di Philadelphia
200 ml di panna da montare
150 gr di zucchero zefiro
30 gr di fecola di patate
200 gr cioccolato fondente.

Mettere nel robot i biscotti e sminuzzarli bene. Estrarli, metterli in una terrina e aggiungervi il burro. Amalgamare bene il tutto e stendere la pasta cosi’ ottenuta sul fondo di una stampo a cerniera da 24 cm, schiacciando bene con 1 cucchiaio per far aderire bene. Mettere in freezer per 15 minuti. Nel frattempo, setacciate la ricotta e il Philadelphia,e mescolatela bene con lo zucchero e la fecola meglio usando un robot o fruste elettriche. A parte fondere il cioccolato a pezzi nella panna ed amalgamare.
Mescolare le due creme, versare il composto nella teglia foderata di biscotti e livellare bene, battendo lo stampo sul piano da lavoro in modo da compattare il tutto.
Cuocere in forno a 150 gradi per 55 minuti. Lasciare intiepidire a forno aperto, poi estrarre e far freddare.