il tempo delle castagne

lunedì 30 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 27 commenti


Evviva, è tornato il tempo delle castagne. Vabbè, è anche quasi finito.
Non fa nulla se mi cadono più capelli del solito e se tra un po’ divento calva.
E’ talmente tanto il piacere di mangiare caldarroste e marroni, che posso anche chiudere un occhio sulla mia non più folta ma sempre indomita chioma.
Che sia solo una credenza popolare o ci sia un fondamento scientifico io non lo so, però, è proprio vero, posso assicurarvi che in questo periodo i miei capelli cadono più del solito.
Tornando all'argomento castagne, penso che a nessuno importi dei miei capelli, il connubio con il cioccolato mi manda in visibilio, ma questo mi pare di averlo già espresso qui, se poi c'è di mezzo la pasta frolla, di cui sono una fan sfegatata, non ragiono più.
Avrete capito che questa crostata ciocco-marroni mi è piaciuta non poco



CROSTATA CHIUSA CIOCCOLATO E MARRONI

Per la frolla al cioccolato
450 gr farina
50 gr cacao amaro
250 gr burro
150 gr zucchero zefiro o al velo
5 tuorli

Impastare la frolla come siete abituati a fare, io uso la foglia del Kenwood, e fatela riposare in frigo per qualche ora.

Per la crema cioccolato e marroni
500 ml latte
3 tuorli
3 cucchiai belli colmi di zucchero
3 cucchiai di farina
70 gr cioccolato fondente
400 gr di purea di marroni (se non avete voglia di stare a lessare le castagne, pelarle e passarle, potete utilizzare una crema di marroni)
1 cucchiaio di rum

Mescolare i tuorli con lo zucchero, aggiungere la farina e mescolare. Scaldare il latte e versarlo a filo sul composto continuando a mescolare. Mettere sul fuoco e portare la crema a bollore.
Fuori dal fuoco aggiungere il ciocco fondente a pezzetti e fatelo sciogliere mescolando energicamente.
Fate intiepidire e aggiungete la purea di marroni e il rum.

Stendere 2/3 della pasta frolla e rivestire una teglia da 26 cm di diam, versare la crema, ricoprirla con un disco ottenuto dalla restante pasta frolla.
Sigillare i bordi ed infornare a 180 gradi per circa 1 ora.
Lasciare intiepidire prima di sformare per evitare che la superficie della frolla si rompa

eccheccavolo!!!!

venerdì 27 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 36 commenti

Vi aspettavate una recensione al libro di moda in questi giorni???
E invece no, tutt'altro...


Perché, spiegatemi perché il cavolfiore può emanare un odore così puzzolente, un odore che ti appesta la casa per una settimana, un odore che, se vivete in pochi metri quadri, potete anche traslocare.
Eppure è così buono, o per lo meno a me piace così tanto.
Questa zuppa è estremamente semplice ed è l’ideale per chi, come me, è sempre alla ricerca di sistemi per riciclare il pane secco


ZUPPA DI CAVOLFIORE E PANE GRATINATA
Per 4 persone
½ cavolfiore
4 fette di pane raffermo
Brodo vegetale
¼ di cipolla
50 gr parmigiano grattugiato + 2 cucchiai per la gratinatura
Olio e.v.o.

Appassire la cipolla in un filo d’olio, aggiungere le cimette di cavolfiore e fate stufare allungando con del brodo vegetale quando è necessario.
Nel frattempo fate spugnare le fette di pane in un po’ di brodo caldo.
Quando il cavolfiore sarà ben cotto aggiungere il pane spugnato e mescolare bene fino a che la zuppa non raggiunga una consistenza quasi cremosa, aggiungere il parmigiano e dividere la zuppa in ciotoline monoporzione che possano andare in forno.
Fate una spolverata di parmigiano e infornate per gratinare.
Lasciate riposare e servite in tavola



Con questa ricetta partecipo volentieri all'iniziativa di Alberto

il cippo a forcella

mercoledì 25 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 44 commenti

Si direbbe a Napoli che questa ricetta si ricorda il cippo a Forcella, a Milano si direbbe che risale ai tempi de Carlo Codega, nel resto d’Italia si direbbe che è vecchia e basta.
La portai ad un raduno di cucinait a Roma (Daniela e Roberto forse si ricorderanno per lo meno l’anno), e questi strani pasticcini suscitarono lo stesso clamore e stupore che mi immagino abbia suscitato la vista degli elefanti sulle Alpi ai tempi di Annibale e dei romani.
E’ importante sapere che per questi dolci, tipici della pasticceria secca napoletana, servono degli stampini cilindrici e delle cartine di carta forno rettangolari con cui si foderano gli stampini.
Ho tirato questa ricetta fuori dal cilindro perché, come vi ho già accennato, sto facendo un po’ di prove per il mercatino di beneficenza che, in occasione di ogni Natale, Roberto organizza a Roma alla Chiesa Valdese di piazza Cavour.
Quest’anno si terrà il 19 dicembre.
Noi saremo lì


Cartucce di Lydia

500 gr burro
250 gr farina di mandorle
450 gr zucchero
8 uova
600 gr farina
estratto di vaniglia
qualche goccia di essenza di mandorle (assolutamente facoltativa)


OCCORRENTE:

tasca da pasticceria
stampini cilindrici
cartine apposite per le cartucce o carta da forno


Cominciare a lavorare il burro ammorbidito con la farina di mandorle, aggiungere le uova una alla volta e poi gli altri ingredienti. Foderare gli stampini con la carta forno e riempirli per 2/3.Infornare a 180 gradi per 15-20 minuti
Tenete presente che con questa dose ne vengono circa 80, quindi regolatevi

P.S.
Per la foto ho utilizzato la bomboniera del matrimonio di mio fratello e di mia cognata.
A mio fratello, come a me, questi dolcetti piacciono da morire, idealmente glieli mando ;-))

E non si dica che le bomboniere non servono a nulla

se non fossi una tzatziki...

lunedì 23 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 35 commenti

...questa ricetta potrebbe partecipare a posta la pasta




La pasta e patate con la provola è uno dei classici della cucina napoletana.
Si prendono gli odori (1/2 carota, 1 costina di sedano e 1/2 cipolla), si sminuzzano, si appassiscono lentamente nell'olio, insieme ad un pò di pancetta, poi si aggiunge una crosta di formaggio e le patate tagliate a cubetti (circa 100 g a testa), si cuoce la pasta mista nelle patate (circa 50 g a testa), allungando con acqua calda o brodo. Mi raccomando che non sia brodosa, ma bella cremosa. Una volta cotta la pasta si aggiunge la provola affumicata a pezzetti ed un bel po' di parmigiano grattugiato.
Mi capita, a volte, però, di non aver tempo, e di prepararla con un metodo non proprio ortodosso: appena 20 minuti da quando mettete l’acqua sul fuoco fino a quando la servite in tavola.
Giovanna, non leggere per piacere, ma a me capita di farla così quando ho fretta.
Ci tengo a precisare che questa vuole essere solo un’alternativa veloce, la vera pasta e patate con la provola è un’altra cosa.



PASTA E PATATE CON LA PROVOLA FAST

Calcolate a testa:
1 patata grossa
50 gr di pasta preferibilmente mista
1 cucchiaio di parmigiano grattugiato
30 gr di provola affumicata a cubetti
Olio e sale q.b.

Mettete l’acqua sul fuoco, nel frattempo tagliate le patate a pezzetti.
Quando l’acqua si riscalda (quando cioè comincia a fare le bollicine piccole) salatela e versare le patate.
Nel frattempo prendere un padellone, versare dell’olio, uno spicchio d’aglio, che poi eliminerete.
Quando l’acqua con le patate bolle, calate la pasta.
Accendete sotto la padella con l’olio, scolate la pasta e le patate bene al dente conservando un po’ di acqua della cottura, versatele nel padellone, aggiungete la provola ed il parmigiano, diluite con l’acqua messa da parte e mantecate


P.S.
Questa ricetta avrebbe tutti i crismi per partecipare al concorso , naturalmente non vi partecipa, essendo io una dei promotori.
Mi sembrava però un ottimo esempio. Io ho modificato il metodo di cottura di una ricetta tradizionale, ma voi potete modificare la vostra ricetta come meglio credete, negli ingredienti, nel procedimento, nella presentazione.

Insomma date spazio alla fantasia


P.S.2
PREGHIAMO CHIUNQUE VOLESSE PARTECIPARE AL CONCORSO DI LEGGERE ATTENTAMENTE IL REGOLAMENTO ED ATTENERSI AD ESSO, GRAZIE

post@ la past@

mercoledì 18 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 150 commenti


Se siete a dieta, interrompetela pure e correte ad abbuffarvi di pasta, di pane, di dolci e di qualunque cosa vi faccia più piacere.
No, non sono impazzita, vi invito solo a partecipare ad un contest con la collaborazione di pasta Garofalo.
Leggete il regolamento e soprattutto i premi e capirete…

TZATZIKI A COLAZIONE E PASTA GAROFALO presentano:
Contest POST@ LA PAST@
Regolamento:

- Questo contest è diretto esclusivamente a bloggers, i quali potranno partecipare con ricette della tradizione rivisitate che abbiano come protagonista la pasta.

- Per partecipare, i bloggers dovranno pubblicare la ricetta reinterpretata e la foto con la quale intendono concorrere sul proprio blog (accompagnate dal logo del concorso e dal link a questo post), indicando la ricetta tradizionale da cui hanno preso spunto, e ne dovranno inserire il link nei commenti a questo post, oltre ad inviare il tutto via mail all’indirizzo tzatzikiacolazione@gmail.com.

- Sarà accettata una sola ricetta per blogger, assolutamente inedita e dovrà pervenire entro la mezzanotte del 31 dicembre 2009.

- Vi preghiamo di diffondere l'iniziativa pubblicando nella vostra sidebar il logo del contest con relativo link (grazie, grazie, grazie) invitando chi volete.


- La giuria sarà composta dagli staff congiunti di Tzatziki a colazione, Lost in kitchen e Senzapanna (vale a dire noi medesimi di persona: Daniela, Giovanna, Lisa, Lydia, Roberto).

-Alcune delle ricette partecipanti potranno essere pubblicate sulla fan page di pasta Garofalo.

- Saranno aggiudicati i seguenti premi:
1. primo premio: 1 confezione DOC II con prodotti selezionati della Garofalo ed, udite, udite, il CORRISPETTIVO IN PASTA DEL PESO DEL VINCITORE ;
2. secondo premio: una confezione D.O.C. con prodotti selezionati della Garofalo;
3. la miglior fotografia, purchè a corredo di una ricetta valida, sarà premiata con una confezione D.O.C. con prodotti selezionati della Garofalo.

- La partecipazione al contest e l'invio della ricetta implicano l'accettazione del presente regolamento.

E allora, cosa aspettate, correte a mangiare, la dieta continuerà dopo Natale!!!!
N.B.
Vi chiediamo di leggere attentamente il regolamento, non potremo accettare le vostre ricette se non vi atterrete a quanto in esso riportato.
Grazie
Di seguito le ricette concorrenti:

Un uomo nuovo e il suo lievito madre

lunedì 16 novembre 2009

Pubblicato da robertopotito 50 commenti


Ebbene sì…mi sento un uomo nuovo da quando giovedì sera sono sbarcate a casa mia Lydia e Giovanna.
La mia vita è cambiata: è bastato un semplice sorriso delle mie amiche e la mai proverbiale apatia si è dissolta come neve al sole; i miei occhi non sono più avvolti dalla nebbia, ora vedono tutto quanto in modo molto chiaro e distinto.
Quell’oscuro oggetto così freddo e misterioso che è la macchina fotografica ora non ha più alcun segreto per me…
Abbiamo infornato e sfornato per circa venti volte e scattato migliaia di fotografie, le mie adorate amiche dovevano nascondere la macchina fotografica nei posto più reconditi per timore che io me ne impadronissi e che, assalito dal sacro fuoco creativo, continuassi imperterrito ad immortalare pani, panini, brioches e quant’altro capitasse a portata di obiettivo…
Non sono più un fotografo improvvisato,ma un abile e navigato “food stylist”.
Ovviamente sto scherzando, le fotografie che accompagneranno i miei futuri post sono integralmente opera delle mie amiche fraterne Lydia e Giovanna, rimanendo il sottoscritto “un incorreggibile somarone digitale”.
E’ proprio vero che l’Amore è in grado di muovere il mondo !

IL LIEVITO NATURALE

Nel corso della mia vita panificatoria casalinga da dilettante, ho sentito costantemente commenti ed esperienze più o meno felici riguardanti il lievito madre o lievito naturale.
E’ indubbio che riuscire ad ottenere un buon lievito naturale che sia ben equilibrato dal punto di vista della sua acidità e della sua vitalità non è semplice.
Secondo la mia esperienza, non è semplice soprattutto perché viviamo tutti quanti in ambienti eccessivamente sterili, dove la pulizia è eccessiva, dove la cucina e l’intera casa vengono sottoposti a veri e propri processi di igienizzazione intensivi e radicali.
Il lievito naturale, invece, necessita di ambienti dove abbondino le spore della natura, dove magari ci sia un po’ di frutta o verdura in leggera decomposizione e naturale fermentazione.
Avremmo bisogno di quelle vecchie cucine di campagna o di città dove le nostre nonne o genitori non utilizzavano nemmeno il frigorifero. Quelle cucine in cui si sentiva forte e penetrante l’odore delle mele mature e del formaggio.
Credo che la ragione principale delle difficoltà che tutti noi incontriamo nella preparazione del lievito naturale sia da imputare alla mancanza di ambienti naturalmente ricchi di spore.
Ecco alcuni suggerimenti per ottenere un buon lievito naturale:

a) nei giorni precedenti alla preparazione del lievito, evitare di utilizzare detergenti profumati ed aggressivi per la pulizia della cucina
b) lasciare sul piano di lavoro della vostra cucina almeno un kg di frutta mista ben matura
c) lasciare sul piano di lavoro della vostra cucina un bel pezzo di formaggio tipo caciotta togliendola dalla carta della confezione
d) procuratevi delle fette di pane casareccio e lasciarlo sul piano di lavoro
e) procuratevi un bel cavolfiore e lasciatelo all’aperto sul piano di lavoro
f) Prendete un paio di piantine e mettetele sul piano di lavoro senza annaffiarle
g) Strofinate abbondantemente con frutta molto matura la ciotola nella quale avvierete il lievito naturale
h) Assicuratevi che nella settimana in cui preparerete il lievito ci sia la luna piena

Preparate tale “ambiente” almeno cinque giorni prima di cominciare.


INGREDIENTI

200 GR DI FARINA FORTE
UNA PICCOLA MELA MOLTO MATURA
100 GR DI ACQUA A TEMPERATURA AMBIENTE

ESECUZIONE

Preparate con questi ingredienti un impasto morbido, assicurandovi che la mela sia molto matura e non eliminandone le parti quasi marce. Prima di avviare l’impasto, riducete la mela in poltiglia evitando di sbucciarla.
Ponete l’impasto nella ciotola, copritelo con un altro piatto e mettetelo a riposare all’aperto per due giorni interi, assicurandovi che esso non sia alla luce diretta del sole.
Dopo due giorni, l’impasto dovrebbe essere raddoppiato.
A questo punto, pesarlo ed unitevi lo stesso peso di farina forte e la metà circa dell’acqua.
Riponetelo nella ciotola, copritelo con un piatto e fatelo riposare per altri due giorni questa volta dentro la vostra cucina.
Riprendete l’impasto e pesatene circa 300 grammi, aggiungete 300 grammi di farina forte e la metà circa dell’acqua (circa 300 grammi) e ponete a riposare per una giornata intera.
Ripetete la fase del rinfresco, pesando questa volta 400 grammi dell’impasto finale a cui aggiungerete 400 grammi di farina forte e circa 400 grammi di acqua.
Ponete nuovamente a lievitare per un’altra giornata.
A questo punto, se tutto è andato bene, il lievito crescerà più velocemente e non avrà odore di acido e si dovrebbe presentare non molto scuro e di aspetto gradevole.
Rinfrescatelo nuovamente, pesando 500 grammi di impasto finale , aggiungendovi altri 500 grammi di farina forte e circa 500 grammi di acqua.
Ora, il vostro lievito, dovrebbe aumentare di volume in circa 5 o 6 ore.
Adesso è quasi pronto.
Pesate 600 grammi di impasto finale al quale aggiungerete 600 grammi di farina forte e circa 600 grammi di acqua.
A questo punto, il lievito dovrebbe crescere in circa tre ore ed è pronto per essere utilizzato

dolce far niente

venerdì 13 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 30 commenti

Avete presente quelle domeniche di pioggia, tristi e uggiose?
Quelle in cui non avete alcuna intenzione di uscire dal vostro guscio, quelle in cui avete solo voglia di stare a poltrire, magari leggere un libro di quelli scorrevoli, quelli che vi prendono e non vi mollano più (genere millenium trilogy per intenderci).
Può capitare, in una di queste domeniche, di avere voglia di qualcosa di coccoloso, ma di semplicissima esecuzione, che non sottragga troppo tempo al vostro libro e al vostro dolce torpore.
Tutto ciò è accaduto la settimana scorsa, scopiazzando questa ricetta di Ornella, proposta da Virginia e dando buca a Genny e golosaria, che spero mi abbia perdonato.
Con la speranza che la prossima domenica sia un pò meno pigra e un pò più soleggiata vi auguro un felice fine settimana.



BUDINO ALLA GIANDUJA

½ lt di latte
80 gr di zucchero
45 gr farina
20 gr cacao amaro
40 gr burro
1 cucchiaio di pasta di nocciole
25 gr cioccolato fondente

Sciogliere il burro dolcemente sul fuoco, aggiungere fuori dal fuoco la farina, poi ,lo zucchero e il cacao, poi delicatamente il latte caldo.
Rimettere sul fuoco e portare ad ebollizione, aggiungere alla fine la pasta di nocciole ed il cioccolato fondente a pezzetti.
Far sciogliere bene, versare in ciotoline e lasciare raffreddare

7 vite come i gatti n.2

mercoledì 11 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 29 commenti

Ve lo ricordate questo post?
Vi ricordate tutte le cianfrusaglie, caccavelle, carabattole, chiamatele come più vi piace, che riempiono ogni più nascosto anfratto della mia casa?
Da anni (forse Giovanna ricorda quanti) giacevano nelle mie scatole di latta, dimenticati, questi indispensabili timbrini per biscotti: componi la parola e la imprimi sul biscotto.
Mi chiedo come mai in tutti questi anni non li abbia usati…
Nel pieno delle prove biscottifere per Natale e per il mercatino di beneficenza di Natale di Roberto, che vi anticipo, si terrà a Roma il 19 dicembre alle 10 alla chiesa Valdese di piazza Cavour, me li sono ricordati ed ho deciso di “ingignarli” (termine che si utilizza dalle mie parti per indicare qualcosa che viene usato per la prima volta).
Il problema è che non è contemplato che con questi timbrini maipiùsenza si possa dover comporre una parola che abbia più di una Z, e quindi per la seconda zeta di tzatziki ho usato un 7!!!
Dimenticavo, la ricetta di questi biscotti è liberamente tratta dal libro d’oro dei biscotti della mondadori, regalatomi per il mio compleanno da Virginia



BISCOTTI MANDORLE E LIMONE
125 gr di burro
120 gr di zucchero
225 gr di farina
100 gr di mandorle macinate
La buccia e il succo di 1 limone piccolo
Sale

Lavorate burro morbido e zucchero fino ad ottenere una crema, aggiungere la farina, le mandorle e il sale e poi il succo di limone fino ad ottenere un impasto dalla consistenza di una frolla.
Tenete in frigo per qualche ora, stendete la pasta ad uno spessore di 5 mm circa, date le forme desiderate con dei tagliabiscotti ed infornate a 180 gradi per circa 15 minuti, cioè fino a quando i biscotti saranno leggermente dorati.
Lasciate raffreddare sulla teglia e poi trasferiteli in scatole di latta


Vorrei inoltre segnalarvi 2 contest, 1 in scadenza ed 1 nuovo nuovo.

Quello in scadenza è il concorso d.o.p. di Genny, avete di tempo fino al 20 novembre.

Quello nuovo di pacca è il contest di Dada e Mariluna sull'olio d'oliva, che scadrà il 20 dicembre

Nel 1970...(pizzette con lievitazione fisica)

lunedì 9 novembre 2009

Pubblicato da robertopotito 31 commenti



Era proprio il 1970, l'anno in cui festeggiavo cinque anni.Ero un bambino vivace e curiosissimo, non mangiavo quasi nulla ed ero di una magrezza che sfiorava l'anoressia (sic).
Una delle poche cose che adoravo erano le pizzette quelle semplici, piccoline e saporite con i pezzettini di mozzarella e tanto origano.
La mia mamma, disperata per la mia quasi assoluta inappetenza, le preparava spesso, somministrandomele in vari momenti della giornata.
Un giorno, proprio in occasione del mio compleanno, prepara il solito impasto, ma si accorge troppo tardi che non aveva il lievito di birra e così senza perdersi di animo le ha preparate ugualmente, adottando dei piccoli accorgimenti, utilizzando quindi a sua insaputa la cosìddetta "lievitazione fisica"....
Da quel giorno, rigorosamente e sempre senza lievito!!


PIZZETTE CON LIEVITAZIONE FISICA

INGREDIENTI

400 GR DI FARINA 0
100 GR DI BURRO AMMORBIDITO
2 CUCCHIAI DI OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
1 CUCCHIAINO RASO DI SALE FINO
1 UOVO INTERO
LATTE INTERO Q.B.


ESECUZIONE

In una terrina, mettere la farina a fontana e versarvi l'olio ed il burro a pezzettini, iniziare ad impastare aggiungendo quasi al termine della lavorazione l'uovo intero che dovrà essere ben assorbito dall'impasto e all'ultimo il sale. Lavorare intensivamente per almeno quindici minuti aggiungendo un po' di latte per mantenere l'impasto morbido.
Fate riposare coprendo l'impasto con uno strofinaccio leggermente umido per un paio di ore circa.
Riprendere l'impasto e stenderlo a rettangolo dello spessore di circa un paio di centimetri, ungendolo leggermente con pochissimo burro fuso. Ripiegarlo in tre come se fosse pasta sfoglia e fatelo riposare per circa un quarto d'ora in frigorifero.
Ripetere l'operazione altre tre volte. Stendere l'impasto sottilmente dello spessore massimo di circa 1 cm, formare le pizzette e condirle come meglio desiderate.
Cuocere a 180° per quindici minuti circa.

la vita è una continua scoperta

venerdì 6 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 32 commenti


Il comodino per me è un po' come la borsa, ci tengo tutto ciò ritengo essere indispensabile.
E le cose indispensabili per me sono davvero troppe...
Sul mio, oltre ad una pila di libri, a svariate penne, ad un blocco per gli appunti ( chissà perché di notte mi viene sempre in mente qualcosa da scrivere), ad una limetta per unghie, ad una foto con il mio fratello adorato, ad un peluche regalatomi da Elena e varie altre cianfrusaglie, ci tengo "la cucina napoletana" di J. Carola Francesconi.
Una specie di bibbia per chi ama la cucina napoletana, che può essere di una ricchezza e di una vastità davvero sorprendenti.
E’ incredibile come ancora riesca a trovare ricette mai sentite prima d’ora, nonostante abbia sfogliato quel libro centinaia di volte e nonostante io mi picchi di conoscere l’argomento abbastanza bene.
Nella sezione dedicata agli gnocchi, ai timballi e alle lasagne sono stata attratta da questa ricetta di gnocchi milanesi tratta dal Cavalcanti (n.d.r. "trattato di cucina teorico pratica" di Ippolito Cavalcanti, noto testa di cucina napoletana pubblicato nel 1837).
Gnocchi milanesi??? Sono napoletana da 37 anni, vivo a Milano e non li avevo mai sentiti nominare.
Naturalmente non ho resistito e li ho fatti subito, sono praticamente un incrocio tra gli gnocchi alla romana e gli gnocchi di ricotta


GNOCCHI MILANESI
Per 2 persone
370 gr di latte
100 gr di semolino
Sale
Noce moscata
1 tuorlo
20 gr di burro
20 gr di parmigiano
50 gr di ricotta compatta
Semola

Portate a bollore il latte, salarlo ed aggiungere il semolino a pioggia, farlo cuocere una decina di minuti, fin a quando sarà bello compatto, aggiungere la noce moscata e il burro e lasciare raffreddare per bene.
Aggiungere al semolino il tuorlo, la ricotta (che sia bella compatta mi raccomando) ed il parmigiano grattugiato. Impastare bene e con l’aiuto di abbondante semola formare dei cilindri larghi un dito e tagliare gli gnocchi poco più piccoli di una falange.
Lessare in acqua bollente salata fino a quando non vengono a galla.

Io li ho conditi con un ragù alla bolognese bianco, che io faccio uguale uguale a quello rosso, solo che non metto il pomodoro, ma lo stesso quantitativo di latte

ATTENZIONE, post lungo e noioso per il concorso di Genny

mercoledì 4 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 20 commenti

Ho pensato molto a lungo a questo concorso, al prodotto da utilizzare, alla ricetta da preparare, a come strutturare il post.
A me piace “studiare” e “conoscere” quello che cucino, quindi, stavolta Genny mi ha invitato a nozze.
Alla fine ho deciso di utilizzare qualcosa che conosco bene e che mi farebbe piacere portare a conoscenza di chi mi legge: l’olio extra vergine della penisola sorrentina, prodotto nella zona in cui ho trascorso tutte le estati della mia vita negli ultimi 37 anni.



I più conoscono Sorrento, ma la penisola sorrentina è molto di più, è il mare del parco marino di Punta Campanella, è il fascino dei Galli che aveva conquistato Nurajev, è la tranquillità verdeggiante dei Monti Lattari, è Sant’Agata sui due golfi protesa tra il golfo di Napoli e quello di Salerno, è i 18 borghi che compongono il territorio di Massa Lubrense, è le tradizioni legate alle processioni di Pasqua, è ristoranti stellati e trattorie da scoprire, è una serie di specialità gastronomiche più o meno note: la pasta di gragnano, il fiordilatte di agerola, il provolone del monaco, le noci e i limoni di Sorrento, e per l’appunto l’olio extra vergine d.o.p., ed è anche molto, molto altro.


L’olio della penisola è ottenuto dalla molitura di olive di qualità ogliarola o minucciola, coltivate in uliveti degradanti verso il mare su precari terrazzamenti in un territorio vulcanico, caratterizzato da un clima tipico mediterraneo.
Le olive sono raccolte a mano e devono essere molite entro il secondo giorno dalla raccolta.
Il sapore è dolce, con un vago sentore amaro e piccante, con profumo di rosmarino e alloro.


Ed ora passiamo alla ricetta, memore di una fantastica cremosa al cioccolato, olio e sale di Mannori, che Genny ben conosce, ecco un tortino al cioccolato, olio extravergine d.o.p. della penisola sorrentina e fleur de sal





TORTINI CIOCCO, FLEUR DE SAL E OLIO E.V.O. DELLA PENISOLA SORRENTINA
Per 6 stampini a cupoletta del diam di 5 cm
1 uovo
50 gr di zucchero
50 gr cioccolato fondente
25 gr olio e.v.o. della penisola sorrentina
25 gr farina
fleur de sal

Montare a lungo uovo e zucchero. Fondere il cioccolato a bagnomaria o con il microonde a bassissima potenza e aggiungervi l’olio.
Aggiungere al composto uovo zucchero, la farina , poi ciocco ed olio.
Mettere un cucchiaino di impasto nello stampino imburrato, un pizzichino di fleur de sal e poi un altro cucchiaino di impasto.
Infornare a 180 gradi per 6/7 minuti circa, lasciatelo un po’ umido, mi raccomando


Come avrete capito questa ricetta partecipa al concorso d.o.p. di genny in collaborazione con la compagnia del cavatappi

Questo post partecipa anche al contest per il terzo compleanno di Anna

http://ideeweekend.blogspot.com/2010/06/blog-compleanno-idee-per-tre-anni-la.html

che mondo sarebbe senza caramello??!!

lunedì 2 novembre 2009

Pubblicato da Lydia 32 commenti

Oramai rasento il ridicolo, anzi non lo rasento, sono proprio ridicola.
Caramello qualunque cosa passi per la mia cucina, che sia maiale, che siano pere, una mousse al cioccolato o un coulant. Non c’è scampo, statemi lontani che potrei caramellare anche voi!!!
Re Mida trasformava in oro tutto quello che toccava, io lo trasformo in caramello.
Certo l’oro sarebbe stato meglio, ma accontentiamoci...
Mi avevano regalato dell’ottimo pecorino di fossa, la mia fantasia non è andata oltre un risotto con le mele, caramellate naturalmente



RISOTTO AL PECORINO DI FOSSA E MELE CARAMELLATE
Per 2 persone
200 gr di riso carnaroli
40 gr di pecorino di fossa ridotto in piccole scaglie
1 mela
2 cucchiai di zucchero
1 scalogno
Burro
Brodo vegetale molto leggero
Vino rosso

Affettare lo scalogno molto finemente e fatelo consumare in una noce di burro, aggiungendo eventualmente del brodo vegetale per non farlo scurire.Aggiungere il riso, fatelo tostare e sfumatelo con un goccio di vino, cominciate la cottura diluendo con il brodo.
Nel frattempo mettere lo zucchero in un pentolino e cuocetelo fino a che diventi un caramello biondo, aggiungere la mela sbucciata ed a pezzettini, mescolare e tenere da parte.
Quando il risotto sarà arrivato a fine cottura aggiungere le scaglie di pecorino (tenendone da parte qualcuna come finitura del piatto) e mescolare.
Mantecare con una noce di burro.
Lasciare riposare qualche minuto, impiattare e guarnire con le mele caramellate e le scaglie di pecorino rimaste